Gli “UGC” non esistono

Trovami qualcuno che salva i propri bookmark su del.icio.us (o anche le proprie foto su Flickr) con lo scopo principale di aiutare gli altri a orientarsi nel mare magnum di Internet, o, addirittura, di aiutare Yahoo! a fare più pagine viste o a migliorare il proprio motore di ricerca, che sarebbe figo ma non ci arrivano neppure loro, e poi ne riparliamo.

Trovami qualcuno che su YouTube guarda soprattutto video come questo (brillante, per carità!) e non invece trailer di film, gol del campionato o spezzoni tratti dalla tivù, e poi ne riparliamo. Trovami qualcuno che frequenta un forum perchè chi lo gestisce possa fare tante pageview e metterci sopra un sacco di banner, e poi ne riparliamo.

Che solo una mente un po’ perversa, tipo quella che ha dominato il panorama editoriale dello scorso secolo, può pensare da un lato che tutti i contenuti servano solo come esca per la pubblicità, e dall’altro che gli utenti – che giustamente usano questi servizi solo per gli affaracci propri! – si prestino consciamente a questo gioco.

Tranne i blogger. Perchè nel caso, ormai quasi patologico, dei blog e dei blogger c’è ormai un sacco di gente che si è montata la testa e pensa di produrre contenuti, e altri che se li fanno produrre. A basso costo, e anche senza andare in Cina. Ma è una storia lunga, e serve un altro post…

web trepuntozero

Noi, da queste parti, non abbiamo mai avuto dubbi. Era solo questione di tempo, e sarebbe arrivato anche il web3.0, con tanto di relativa conference (web3event.com).

E d’altronde, non ricordo più chi – Larry Ellison di Oracle, forse? – ha detto che l’industria hi-tech è seconda solo alla moda femminile quanto a… mode.

700 miliardi di dollari

Giuro, non capisco perchè il Congresso degli Stati Uniti dovrebbe autorizzare quei 700 miliardi di dollari gratis per salvare le banche. E’ un intervento tale e quale quello che abbiamo fatto noi per anni e anni con Alitalia. Nei Paesi non repubbliche delle banane, le cose le fanno in modo diverso. E non è socialismo e neppure welfare state. E’ lo Stato – in Svezia! – che si comporta come un VC. Tu, banca, hai bisogno di soldi che se no fallisci? Benissimo: che percentuale della banca mi dai? No, ne voglio di più. Sì, lo so che fino a ieri valevi un sacco di soldi, ma oggi le tue azioni sono solo un sacco di merda e di debiti, e i miei azionisti – i cittadini – vogliono un potenziale ritorno molto forte a fronte del forte rischio che comporta prestare dei soldi a gente semi-fallita come voi.

Google turns 10

It was on September 7, 1998, dice Slashdot]. In dieci anni, Google ha cambiato il mondo. Alla domanda di Slashdot, però, vale la pena di rispondere: Is the world a better place because of Google? Sì, in generale, soprattutto per gli utenti comuni e per chi gestisce piccoli business.

No, invece, secondo me, per come le grandi aziende affrontano Internet. Negli anni in cui Google iniziava a lanciare Adwords, il panorama media del web era stato sconvolto dal crash delle dotcom. Non si capiva più nulla, e vi era se non altro la possiblità che le aziende capissero che per molte di esse il modello di presenza sul web basato sull’acquisto di advertising non avesse senso. Un passo alla volta, e poi a balzi sempre più grandi, invece, Google ha ridato dignità e reso anzi ormai quasi necessario spendere soldi a palate in advertising sul web, cosa che imho non ha molto senso tranne che per le aziende che fanno direct marketing. Oggi, investire con Google è come investire su Canale5: è molto più facile che tu venga licenziato se non lo fai, che se lo fai male. Quante sono, viceversa, le aziende che hanno sperimentato davvero cosa vuol dire avere una presenza non solo sul web ma anche in mezzo al web e con il web? Ben poche. Intanto Google, che di pubblicità non ne ha mai fatta, va avanti alla grande. Con un duplice obiettivo: “to organise the world’s information” e, dico io, “to publish all the ads that’s fit to publish”. E visto che hanno una capitalizzazione di Borsa che è 80 volte quella del NY Times, hanno ragione loro.