è una strana cosa, l’economia. Mi è capitata fra le mani una copia de Il Mondo. A pagina 21 si parla di Kataweb. Si dice che forse Unicredito si disferà infine del proprio 5% comprato ai tempi della Gold Economy per l’equivalente di ben 158 milioni di neuro. Deutsche Bank dice che quell’azienda che era valutata 3100 milioni di neuro oggi ne vale solo 24, e la partecipazione di Unicredito quindi solo 1,2 milioni di neuro. Ottimo investimento. Però se Kataweb venisse assorbita dal gruppo L’Espresso, il suo valore quadruplicherebbe. Il portale vale solo 24 milioni di euro, ma le perdite di questi anni ne valgono altri 70. Tasse in meno che il gruppo l’Espresso dovrebbe pagare. insomma, Kataweb viene considerato alla stregua di una donazione ad una associazione non profit. Vi sembra giusto?
Content-Targeted Advertising
“The pay-per-click market is so successful in search results that advertisers can’t get enough of it” – dice il General Manager di Sprinks, un network pay-per-click americano.
Quindi? Vendiamo ai clienti roba simile ma di serie B, tanto non se ne accorgeranno neppure. Contextual Ads, questa la nuova buzzword. Non più un link sponsorizzato all’interno della ricerca, ma un link testuale che viene piazzatosul sito. Ehi, cool ! ;-)
Google chiama sta roba Content-Targeted Advertising (TradeMark, addirittura!) e la farà pagare quanto la pub nella ricerca. Voi accettereste? Io, neanche morto.
Per fortuna si può dire no grazie, voglio solo pub su Google, oppure solo su Google e sulla zona search dei search partner di Google come AOL o Virgilio.
Secondo me il prezzo giusto per il Content-Targeted Advertising (LOL) è fra un quarto e al massimo metà del prezzo che si paga nella ricerca. E secondo te?
Vendono questa pub a un prezzo troppo alto, visto che è tutt’altro che dimostrato che funzioni bene come le AdWords. D’altro canto, è un’idea interessante. Il motorone sostituisce l’uomo, la figura del media planner, il compratore di pubblicità. Sarà Google a matchare pubblicità e sito, analizzando da un lato i contenuti, dall’altro i tassi di click.
Blog Aggregator 1.0
Mi piace molto il progetto di Giuseppe Granieri e, al contrario di quanto scrivono altri, mi piace proprio perchè è manuale. Non solo posso decidere in che categoria mettere i miei post. Ancor più importante, posso decidere se inserire i miei post o no. In altre parole, potrebbe essere un aggregatore diverso, molto di più che non un tool per portare traffico al mio blog. Potrebbe essere un tool che mi permette di scegliere quali post voglio pubblicare e rendere pubblici sul grande Web. Da semplice diario, il mio blog potrebbe diventare un tool per overt acts of journalism, come scrive RageBoy in Gonzo Marketing.
Penso che abbia ragione Massimo Mantellini: un blog è sempre almeno in parte uno spazio comunque privato. Adesso posso scegliere di rendere totalmente pubblici alcuni miei post. Ovviamente, questo è solo il primo passo. Siamo in grado di andare avanti? Ci interessa provare a costruire un servizio che ci aiuti a creare un nostro giornale? O preferiamo il formato diario e la navigazione spesso casuale che è una delle piccole grandi gioie del mondo dei blog? Ancora: altri sono interessati al progetto? Penso a Clarence, o a Punto-Informatico, oppure ancora a Splinder? Insomma… where do we go from here ?
Salon e la Fuffa
Forza, abbonatevi a Salon perchè altrimenti chiude. Oppure, donate soldi alla Croce Rossa. O a Medici senza Frontiere. Detto altrimenti, davvero non vedo perchè dovremmo preoccuparci di salvare un giornale online che ha fatto male i conti. Molto, molto male. Come diavolo hanno fatto a fare un buco da 80 milioni di dollari per un giornale online?
Ho trovato un paio di articoli interessanti. Il primo ci spiega che i prezzi dei banner non potevano che scendere, altrimenti:
This would indeed be an economic revolution. Movie review sites would earn more than the movies they cover. It would be more lucrative to run a fan site about a television star or basketball player than to be an actor or an athlete.
Il secondo, ormai offline, sostiene una tesi importante, e cioè che Salon morirà non solo per i costi troppo alti, ma anche per i contenuti. Per i contenuti troppo blandi, per aver scelto giornalisti troppo famosi, in altre parole, per non aver voluto rischiare. E’ un must read Salon? No, a mio avviso è un nice-to-have, non un must read. Insomma: The Onion ha una vera Voce, Salon no. Salon non è fuffa, o comunque non abbastanza. Senza Voce, non si può che perdere. Tanto più se si è grandi, pieni di debiti e pieni di sé.
