Come il cinema

Sto guardando, o dovrei dire ascoltando alla televisione, il Tour de France.

Non so perché, sento che parlano del cinema ai tempi dei fratelli Lumière, e sento dire che gli spettatori pagavano il biglietto non tanto per la storia che veniva raccontata con i film, bensì per vedere i meravigliosi artifici tecnologici che venivano usati.

Penso subito: sembra il web. Flash, gli effetti, i contatori, le nuove tecnologie.

Scimmie eravamo e scimmie rimaniamo.

Come diceva Bernbach, per vendere qualcosa — incluso per vendere le meraviglie del web ad aziende che vogliono essere alla moda anche se neppure rispondono alle email — la cosa più intelligente da fare è concentrarsi sull’uomo (scimmia) che non cambia.

Google e il bagnato

Cosa succederà con la scomparsa — tempo due anni — dei cookie di parti terze?

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Metà degli indirizzi email al mondo sono GMail.

Tre persone su quattro usano Android e Chrome.

Il 90% delle ricerche, in Europa, sono con Google.

In altre parole, per Google piove sempre sul bagnato.

Quindi?

Quindi bene per Apple, che si posizionerà sempre più come un’azienda che tutela la privacy e che presto passerà a essere un’azienda che si occuperà della tua salute.

Bene per Google, che porterà a termine il processo di distruzione delle concessionarie e di tutto il settore ad-tech e che rimarrà l’unico attore a vendere spazzatura (banner).

Bene per gli utenti, che passeranno da essere spiati da centinaia di aziende che poi neppure sanno cosa fare di quei dati a essere spiati (meglio) da una sola (Google).

Bene per gli editori grandi, che faranno fuori i piccoli; non solo i produttori di stronzate e falsità in serie, ma anche chi semplicemente ha una visione diversa del mondo.

Male

Male, invece, per le aziende che passeranno da comprare spazzatura (banner) in un modo a comprarne in un altro modo, ma sempre senza capire cos’è, e cioè spazzatura.

Ma, d’altra parte, per i cretini va sempre male, e forse è anche giusto così.

La domanda sulle piste ciclabili

La domanda sulle piste ciclabili che dovremmo fare ai nostri amministratori è: vi rendete conto che ogni volta che investite soldi, tempo, attenzione vostra e mediatica e spazio urbano in una infrastruttura che verrà usata poco perché fatta col culo, storta, stretta, pericolosa, non protetta, in mezzo agli scarichi delle auto o isolata dagli altri pezzetti isolati di piste ciclabili — ogni volta che fallirete, insomma, un certo numero di persone, anche persone che sarebbero a favore del dare meno spazio alle auto e più spazio alle biciclette, penseranno: ecco, forse è vero, forse a Milano — o a Torino — non può funzionare.

Vi rendete conto che è meglio non fare le cose e rimandarle al giorno in cui si spera che le saprete fare, che farle col culo? Ve ne rendete conto, o non capite proprio un cazzo?

Alternativa

È una ben strana democrazia, quella in cui un partito al governo non trova argomenti migliori che dire di essere l’alternativa a un partito che è all’opposizione, e che, per di più, è guidato da uno che ha fatto cadere un governo per un mojito di troppo al Pepeete.

Noi siamo al governo e siamo l’alternativa a quelli che, legittimente, loro sì potrebbero dire di essere l’alternativa, buona o meno buona non mi interessa, a chi sta governando il Paese. Il messaggio mi sembra chiaro: solo noi possiamo e dobbiamo governare.