Il secolo dell’automobile

Il secolo dell’automobile è stato il XX Secolo. Per essere più precisi, dal 1° ottobre del 1908, con l’introduzione della Ford Model T, al 29 giugno del 2007, con l’introduzione dell’iPhone.

Ora sono parecchi i cambiamenti che vanno contro l’automobile:

1- negli Stati Uniti si è invertito il trend. La fuga dalle città, iniziata negli anni ’50 per poter vivere in un posto noioso, si è invertita: ora quasi tutti vogliono vivere in città;

2- tutti vogliono tutto subito: gli ordini su Amazon in un’ora e la roba fritta cinese piuttosto che la pizza bella unta portata a casa. Anche per questo motivo, le città scoppiano;

3- con in tasca uno smartphone da 100 Euro posso avere informazioni sui mezzi pubblici, posso comprare biglietti, posso chiamare un taxi e posso vivere senza auto.

Per dirla tutta, con uno smartphone da 100 Euro sono più loro che hanno a disposizione tutte le informazioni su di me che il contrario, ma questo è un altro discorso…

4- le bici sono di moda. Le vedi nelle vetrine dei negozi di vestiti del centro, e sono addirittura finite (alla cazzo) al primo posto del programma elettorale di Sala!

5- Bird ha raccolto investimenti per 623 milioni di dollari; Lime per 765 milioni. Uber ha comprato le bici elettriche di Jump; Lyft offre sia bici, sia monopattini elettrici.

6- buon ultimo, il Covid-19. Che gioia proverai la prossima volta che dovrai prendere il metrò? Quando salirai di nuovo su un taxi? Il car sharing sarà ancora di moda?

La soluzione?

Costruire nuove piste ciclabili, magari fatte col culo come quella di viale Tunisia, non è pratico, visti i limiti di budget e di tempo. Non resta che creare strade ciclabili!

Ci salverà la Silicon Valley?

Ci salverà la Silicon Valley dal coronavirus? No, non diciamo cazzate.

La Silicon Valley investe un miliardo di dollari in una piattaforma su cui chiunque può scrivere quel cazzo che vuole in 140 caratteri, compresi veline, calciatori e tronisti.

E partecipanti a realitisciò che poi, grazie all’aiuto dei Democrats e del New York Times, si trasformano in presidenti degli Stati Uniti. Perché Internet sta dalla parte della democrazia.

La Silicon Valley investe svariati miliardi di dollari in una app per chiamare i taxi, perché, cribbio!, chiamarli col telefono funzionava bene da decenni e quindi non andava bene.

La Silicon Valley investe svariati miliardi di dollari in app per portarti a casa la pizza perché è egalitaria e vuole che ogni fattorino possa essere imprenditore di sé stesso.

E poi altri miliardi di dollari perché i programmatori impegnati a cambiare il mondo con le brillanti invenzioni di cui sopra possano non dover mai fare la spesa o la lavatrice.

La Silicon Valley è solo una macchina per fare soldi. Basta con L’ideologia di Internet!

Hollywood

Hollywood è un posto migliore e più onesto della Silicon Valley. Migliore perché è pieno di gnocca, invece che di glassholes, crasi di glasses (quelli di Google) e assholes.

Più onesto perché è dura essere più disonesti della Silicon Valley, di gente che ha creato locuzioni verbali come targeted advertising, smart city, social media, sharing economy

A Hollywood dicono quello che dovrebbe dire anche ogni buon pubblicitario: Nobody knows anything. O più probabilmente, visto che sono americani: Nobody knows nothing.

Un film con un piccolo budget e nessuna star diventa un successo strepitoso? Sa il cielo come hanno fatto. Un altro con grande cast e battage pubblicitario non va? Capita.

Nella Silicon Valley, invece, ti riempiono di grafici colorati e ti mettono in testa la malsana idea che i dati sarebbero in grado di parlare da soli. Dati autospieganti, insomma.

Quando sento le più strane teorie sullo sviluppo che avrà il Covid-19, penso la stessa cosa che pensa gente che lavora a Hollywood da decenni: Nobody knows nothing.

Rebel·lia

Una delle cose che a Madrid non hanno capito o forse non vogliono capire è che il movimento indipendentista è un movimento popolare, dal basso, che arriva da molti settori della società civile e del mondo associativo catalano.

Da Madrid amano dire che è un’invenzione “dell’alta borghesia catalana”.

Quella che stava col franchismo, e che ora sta coi post-franchisti.

Più franchisti che post, a giudicare dal secondo funerale di Stato di Franco.

Una delle canzoni simbolo del movimento, Agafant L’Horitzó, che potremmo più o meno tradurre come “Prendersi il futuro”, dice…

Qui sembra rebel·lia, recull la llibertat.

Chi semina ribellione raccoglie libertà.

Parole proprio da alta borghesia.

Forse a Parigi nel 1780.

Antonio Baños dice: Ara els catalans també estem en rebel·lia.

Non una ribellione utopica, con idee perfette e che quindi non verranno mai realizzate in nessun luogo, bensì una ribellione eutopica, il cui obiettivo è conseguire gli strumenti per provare a stare meglio, a costruire una società non perfetta ma migliore, e perfettibile.

Consigliato: La rebel·lió catalana / La rebelión catalana. Buona rebel·lia.