Opportunità con Internet of Things

Vi sono un sacco di opportunità per l’Italia con l’arrivo dell’Internet of Things.

Ad esempio, mentre Mozilla implora Amazon, Target, Walmart e Best Buy di smettere di vendere insecure connected devices (come se invece ve ne fossero di connected e secure…), le associazioni di produzione di mobili, letti, oggetti di design etc italiane potrebbero fare una bella campagna mondiale dicendo:

Noi siamo italiani, non ci facciamo i cazzi vostri. Le nostre lampade, i nostri armadi e i nostri letti non sono connessi.

Perché è inutile e anzi dannoso e ridicolo correre dietro a una modernità per la quale non siamo tagliati e che è un’autentica distopia.

Perché inserire strumenti di controllo e sorveglianza in prodotti fatti bene o di lusso è una follia. Come la TV in camera in un agriturismo.

In un agriturismo, nel 2019, devi mettere una cassaforte in cui gli ospiti possano lasciare i telefoni. Se la vogliono aprire, sono 50 Euro.

Perché bisogna avere il coraggio di dire no. Bisogna avere il coraggio di essere diversi. Bisogna avere il coraggio di prendere posizione.

Perché When The World Zigs, Zag.

Blue screen

Venti anni fa era di moda vantarsi di aver letto uno dei libri più ideologici di tutti i tempi, The Cluetrain Manifesto. Chris Locke, in particolare, parlava di come una certa avanguardia della Rete non passasse più le serate solo in ricezione, abbagliati dalla luce blu del televisore, bensì in Rete, a parlare gli uni con gli altri, a costruire un nuovo mondo.

Magari vi era anche del vero, solo che poi le cose sono cambiate e in modo molto veloce.

La Rete è diventata di massa, le “conversazioni” sono diventate un becero berciare su Facebook, e ci siamo ritrovati con un presidente ex tronista televisivo.

Stasera ho visto addirittura uno col telefono in mano in sauna, intento a seguire gli importantissimi post dei suoi amici su Facebook. E la luce blu che veniva riflessa sul suo viso mi ha ricordato di quanto eravamo stati ridicolmente ottimisti.

Televisione

Qualche anno fa, gli anni ’90 sembravano la stagione d’oro della televisione.

La CNN, la BBC, il lancio di Al Jazeera.

Poi arriva il web e…

Poi arriva il web e produce user-generated bullshit (UGB). Ma anche Netflix, HBO, Hulu, Amazon, FX, Showtime e presto le televisioni di Apple e Disney.

I migliori anni della televisione sono davanti a noi.

Per chi non può permetterselo, c’è la tv generalista o quella monnezza d Facebook.

La capitale dello sharing

Milano, già città europea (e perché? Catania no? E Tirana?) nonché capitale dei paninari (negli stessi anni, guarda caso) è oggi la capitale dello sharing. Come dire: tutto torna.

Come faccio notare in The Internet Ideology, la autoproclamatasi capitale dello sharing ha ben 16 servizi di sharing: 7 servizi di car sharing (car2go, Drive Now, E-vai, Enjoy, ReFeel, Share’ngo e Ubeeqo), 5 servizi di moto sharing (Cityscoot, eCooltra, Govolt, Mimoto e Zigzag) e 4 servizi di bike sharing (BikeMi, Bitride, Mobike e Ofo).

E fra 100 mila e 200 mila auto posteggiate sui marciapiedi. Ma va tutto bene.

L’unica cosa a cui pensare sono le Olimpiadi fra Cortina e Milano. Taaaaac!