IAB – il giorno dopo

Ottima l’organizzazione, l’area espositiva e la partecipazione. Spassosa la gag di Marco Testa, a cui deve aver scritto la presentazione un qualche suo giovane co.co.pro che gli tirato un brutto scherzo. Si legge sullo schermo in una slide che il 50% degli investimenti sulla tv generalista non raggiungono il target di destinazione. Testa legge, poi alza lo sguardo, guarda la seconda fila e più o meno dice… ma no, signor Buitoni, cosa ha capito? Questa è un’esagerazione dei miei giovani filo-internettari che sono un po’ dei talebani…

Poi c’è quell’altro, il Presidente di UPA, Malgara. Pare abbia detto che Internet va bene per i prodotti di nicchia, la tivù per quelli di massa. Non è così, mi creda. La tivù va bene per i prodotti che si rivolgono al cervello di un bambino di 4 anni: giocattoli, detersivi che lavano più bianco, automobili da guidare lungo meravigliosi paesaggi in Toscana e acque minerali che ti fanno diventare una figa. Perchè, come noto, if you have nothing to say, then sing it! Internet usato in modo intelligente va bene per tutto il resto.

Ultima cosa, IAB è un convegno sulla pubblicità. Non so voi, ma io ho sentito un gran parlare di blog, wikipedia, skype, myspace, youtube, web2.0 e un sacco di altre cose che sono di sicuro molto più interessanti della pubblicità, ma che c’entrano ben poco e confondono inutilmente le idee. E’ un autogol? Avevano finito le buzzword quali B2C, B2B, banner, personalizzazione, targeting etc?

Mismarketing

Quante volte l’abbiamo sentito dire? Internet è un medium interattivo… puoi usare formati impattanti… puoi targettizzare molto bene… puoi tracciare i risultati delle campagne…

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Publicis

Sempre da ADVexpress. Il nuovo sito Publicis.it

unisce il freddo distacco del mondo virtuale con la calda e reale atmosfera di un’agenzia pubblicitaria.

A me fa cagare e basta. E non ci sono neanche le fighe alla reception.

General rotation

Non lo capiscono, cazzo se non lo capiscono! Non capiscono che o imparano a fare progetti di comunicazione per i propri clienti come fanno ad esempio quelli di Virgilio, quelli di Yahoo! e quelli di Tuttogratis, oppure sono morti. Kaputt. Vedo già un commento che dice che sono ancora in piedi. Certo, per due motivi: primo, che se sei solo una concessionaria, costi non ne hai. Secondo, grazie a loghi e suonerie – l’unica cosa in cui l’Italia è davvero leader mondiale! Abbiamo appena perso una campagna… perchè i dhtml li si vogliono far uscire in bundle con i 468×60 e noi in homepage non abbiamo i 468×60, e dove abbiamo i 468×60 sono le zone dove si paga, e quindi i dhtml non li vogliamo (io non vorrei neanche i 468×60, ma io come sapete sono un puro di cuore). Sono ancora in piedi fino a quanto a furia di lavorare ai fottuti algoritmi AdSense, grafico o testuale che sia, non inizia a funzionare in modo decente. Poi è finita. I banner CPM – cost per kilogram – andranno finalmente in pensione. Sarà ora di pensare a progetti interessanti.