Controanalisi elettorale

Iniziamo questa nostra controanalisi elettorale dal grande vincitore: Silvio Berlusconi.

Quando mai era capitato nel mondo civile che un politico condannato in via definitiva per un reato contro la cosa pubblica rimanesse partner di un governo (Letta), che venisse ricevuto dal Presidente della Repubblica (Napolitano) o che addirittura venisse invitato nella sede di un partito, il PD, che si dichiarava suo avversario, invitato dal nuovo segretario (Renzi), quello che doveva “cambiare tutto”, per fare “le riforme”, non solo la Legge Elettorale, ma addirittura anche per cambiare la Costituzione? Chi poteva aspettarsi che un condannato, come tale incandidabile, decidesse di tirar fuori dall’armadio un vecchio brand, i cui co-fondatori erano uno in galera e l’altro alla macchia in Libano, e riuscisse, senza quasi fare campagna elettorale, a prendere quasi il 17% dei voti?

Il M5S non è riuscito a pescare fuori dal proprio bacino — e questo è ovviamente un limite, e ha anzi perso voti andati sia a Renzi, sia alla Lega. Ma è stato penalizzato soprattutto dalla scarsa partecipazione alle elezioni europee. Sono voti che torneranno alle prossime elezioni politiche? E’ presto per dirlo, e dipenderà da molti fattori.

Renzi ha fatto il pieno dei suoi, democristiani, ex-comunisti e montiani. Potrà prendere più voti — in numero assoluto, non in percentuale — solo se manterrà almeno metà delle mirabolanti promesse che ha fatto. Il che è possibile, ma non tanto probabile.