Trepuntozero

Ha ragione Fabio Metitieri che si è portato avanti e ormai si firma Fabio 5.0 – oggi sul Corriere Economia ho visto scritto per la prima volta web3.0.

E poi dicono che il mondo non va avanti ;-)

Duepuntozero e trepuntozero

Mettiamo i puntini sulle i (e prima degli zero) : di Web2.0 (o Internet2.0) hanno parlato quelli di Clarence molto prima di O’Reilly e degli altri segaioli d’oltreoceano. Per chi non c’era, si parlò dei dialer e di loghi e suonerie come della salvezza di Internet. Era il 2001: Google era solo un motore di ricerca – e speriamo che ce la facciano a sopravvivere almeno loro, mi dicevano in molti – Adsense te lo potevi sognare e nessuno aveva le simpatiche nuvolette (le tagcloud). Giustamente, quindi, la bla-bla conference dei prossimi giorni a Parigi si chiama Le Web 3 ;-)

La vera bolla è offline

Va di moda parlare di bolla. O di bolla2.0, se pensi di essere trendy. Ora, io Facebook per un miliardo di dollari non lo comprerei neanche se mi puntassero una pistola alla tempia, e se lo dovesse fare Yahoo! spero crollino le loro azioni. Ma se guardo MySpace o YouTube o Splinder io non vedo nessuna bolla; piuttosto, vedo delle scommesse che è giusto fare.

La vera bolla è altrove. Una birra a Milano può costare 10 euro, o il doppio di quello che costa a Stoccolma dove guadagnano il doppio di noi. E le pizze? E gli affitti? E la Moratti che vende Metroweb perchè così ha i soldi per lanciare le televisioni tematiche di Milano? E tutto sto parlare di web-tv e cento canali non ti ricorda i famosi cento talenti di Concento?

E che dire di Autocar, prestigiosa rivista cartacea del gruppo editoriale britannico Haymarket che viene lanciata in Italia proprio oggi da De Agostini Periodici con una campagna da 2,5 milioni di euro curata dall’agenzia Catullo e Sylwan? Dai, siamo seri. Con quei soldi ti compri Autoblog. Col doppio di quei soldi forse ti vendono tutto Blogo.

E allora, dov’è la bolla?

Un paese di palazzinari

Italia, Anno 2000. Quattro ragazzi giovani e in gamba vengono finanziati da due VC e creano a Roma Studenti.it, una bella realtà che si salva dal crac del 2001 e seguenti (siamo in Italia, io da quando ho l’età per ricordarmene ho sempre e solo sentito parlare di crisi economica, fatti salvi solo i meravigliosi primi 6 mesi di Tiscali in Borsa…), si posiziona come leader (per davvero) del proprio settore, crea una concessionaria, StudentiADV, che è davvero pronta, se non lo è già, a diventare il primissimo referente per tutte quelle aziende che vogliono colpire quel target difficile da raggiungere che sono i giovani post-MTV italiani. La società fa utili e, passata la tempesta, arrivano due nomi importanti del web italiano che vogliono comprarne un pezzo. Uno dei soci, ormai con un bimbo e un secondo in arrivo, decide che è il momento di lasciare la società e i suoi 35 mq di Roma e di tornare a Trieste. La morale? Comprate case. Ha guadagnato di più con l’aumento del valore della casa che ha acquistato a Roma nel 2003 che non vendendo il suo 4%.