La Milano “europea”

Non ti fa incazzare questa stronzata, tanto cara negli anni ’80 ai Socialisti e oggi al PD, di una “Milano europea”, di “standard da città europea” etc? E perché, Catania non è una città europea? E Tirana? Cosa vuol dire, esattamente, “europea”? Vuol dire “non provinciale”? Secondo me è proprio il contrario. Vai a dire a uno di Parigi, di Londra, di Barcellona o di Stoccolma che la sua città deve diventare “più europea”, e vedrai che pernacchie ti becchi.

Quindi? Vuol dire città “non italiana”, o “non terrona”? Ammesso e non concesso che sia così, e che abbia senso vantarsi della cosa, si abbia almeno il coraggio di dirlo.

il Brand Milano…

Abbiamo un sistema di trasporto pubblico insufficiente; siamo oltre la soglia massima di inquinamento per un terzo dei giorni dell’anno; abbiamo auto parcheggiate ovunque, che più che una città ormai Milano sembra un parcheggio a cielo aperto di automobili; infine, l’arredo urbano fa pena, è degno di una città del Terzo Mondo, altro che Capitale della Moda e del Design: pavimentazioni senza un disegno e senza senso, rotaie abbandonate dei tram, pali di ogni tipo, cartelli ovunque, pubblicità esterna invasiva…

E quello che dovremmo fare, invece di far diventare Milano un piccolo gioiello – la città di Leonardo, del Cenacolo, del Castello, dei Navigli, la città della Moda, del Design, della Scala – è concentrarci su un parco giochi dove faremo vedere al mondo come si coltiva il mango nella nebbia di Rho?

Non dimostra nulla

La scienza è un’altra cosa, e pretese scientifiche non ne ho. Ma visto che nessuno finora si era preso la briga di buttare via mezz’ora per farlo, ho deciso di farlo io. I dati della prima colonna sono presi da Google Ad Planner, gli altri da Facebook e Twitter. Dove c’è il segno “/” non vuole dire che il sito non è visitato da nessuno, ma solo che non ha un numero sufficiente di visitatori perché Google si senta in grado di fare una stima. Ho messo il blog di Massimo Mantellini, che qui tutti conosciamo, come sito di controllo. Quelli sotto, diciamo che hanno tutti meno di 10 mila visitatori unici al mese, o metà di quanti ne faceva questo blog ai tempi d’oro (2006) secondo Google Analytics. I visitatori unici sono contati per il sito del partito, e/o per il blog del suo leader. Su Facebook e soprattutto su Twitter, che è quello che ci interessa in particolare, ho preso i dati del segretario o leader, che sono molto più alti di quelli dell’account del partito, e spesso gestiti direttamente dal politico (non serve un computer!), come è chiaro leggendo l’alto valore dei tweet ad esempio di Formigoni, che penso dovrebbe avere di meglio a cui pensare rispetto a prendere in giro i cappellini di Bersani…

Grillo ha barato su Twitter? E chi lo sa. A guardare questi dati, però, sospetterei piuttosto che siano stati altri a barare…

Partito non democratico non di sinistra

E’ una cosa curiosa, questo PD. Si alleano con l’UDC di Casini e Cuffaro e con Lombardo in Sicilia. Sostengono Monti e la Fornero e sono su posizioni più di destra del presidente di Confindustria. Si riempiono la bocca di Obama e Hollande ma non hanno uno straccio di idea alternativa dal punto di vista economico. Hanno al proprio interno gente come la Bindi, Letta e Fioroni. Sono contrari ai referendum, ai girotondi, alle raccolte di firme dei cittadini. Dicono che è meglio votare PDL che votare Grillo. Il giorno dopo, fanno un congresso, e nessuno dice niente a Letta per le oscene dichiarazioni. In compenso, si scopre che sono contro i diritti civili, e continuano a opporsi ai giovani del partito che vanno bene solo se si mettono «a servizio». L’unica cosa “di sinistra” rimasta al PD è dire ok alla Torino-Lione e all’acquisto dei cacciabombardieri americani.