La lingua

Il portoghese è una bella lingua… concettualmente non è diversa dall’Italiano: se lo leggi, è facile comprendere il senso del discorso. Sentirlo parlare da un brasiliano, però, è un altra cosa… ci vuole un pò ad abituarsi e cominciare a capire cosa cazzo dicono. Poi, ci sono alcuni modi di dire che mi piacciono particolarmente.

Nella parlata corrente, per esempio, per dire “noi”, si dice “a gente” (“la gente”. Pronuncia: “a genchi”). Le prime volte, non capivo di chi stessero parlando: “a gente se ve”, “a gente va comer”, “a gente precisa falar com voce”.
E io mi chiedevo: ma chi cazzo è ‘sta gente di cui parlano sempre tutti?
Poi c’è il verbo “ficar”. Vuol dire “restare, essere in un posto”. Ovviamente, causa grande ilarità agli italiani arrivati in Brasile da poco.
Ad esempio, sulla porta delle farmacie, spesso c’è un cartello: “Fica sempre aberta” (“resta sempre aperta”).
E un espatriato italiano mi ha raccontato che, appena arrivato a Rio, si è trovato di fronte a un cartellone pubblicitario raffigurante paesaggi di Rio e alcune ballerine di samba, con il pay-off: “FICA, FICA, FICA!”.
Era convinto di essere arrivato nel paese dei balocchi.
Che poi è anche vero… se c’è una cosa che non manca a Rio, è la fica.
Eu fico aqui. E voce?

San Paolo

San Paolo, quando atterri di notte, sembra la città di Blade Runner.

Centinaia e centinaia di grattacieli, scritte luminose, fiumi di luce proiettati dalle macchine che intasano le strade… la prima volta, ti toglie il respiro.

San Paolo. 17 milioni di abitanti, il cuore pulsante dell’America Latina. Una città dove alle 4 di mattina puoi mangiare un sushi, comprare un libro o un vestito, andare al cinema. Una città dove è così normale passare due ore chiusi in macchina, sempre in fila, che nessuno si lamenta più del traffico. Una città dove i sapori coloniali convivono con la modernità più sfrenata. Una città che potrebbe essere Milano, se Milano non fosse un triste capoluogo di provincia.
San Paolo. In un certo senso, la città più grande d’Italia: oltre 4 milioni di persone discendono direttamente da emigrati italiani.
Passi un paio di giorni a San Paolo, tra una riunione e l’altra, ceni in ristoranti bellissimi, ovunque donne stupende.
Ognuno qui appena ti incontra ti dà il suo biglietto da visita e sembra sul punto di correre via per una riunione, ma alla fine si ferma per una caipirinha.
Poi riparti per Rio, e mentre ti avvicini all’aeroporto Santos Dumont, planando sull’acqua fino all’ultimo momento e con il Pan d’Azucar nel finestrino, pensi che questo è proprio il paese più meraviglioso del mondo.

Senti un po’, figa di legno milanese…

Oggi, in ascensore, una manager milanese dice: “Queste brasiliane non si curano proprio… vengono in ufficio con i capelli bagnati!”.
Senti un po’, figa di legno milanese…

…le ragazze di Rio, anche con i capelli bagnati, sono in media più fighe di te e le tue amiche, anche se vi mettete in tiro. E se non sono più fighe, sono più sexy. E se non sono più sexy, sono più simpatiche.
…le ragazze di Rio non si fanno problemi a guardarti per prime, nè a commentare apertamente con le amiche. E tu, con il tuo contegno…
…le ragazze di Rio ricambiano i tuoi sorrisi e spesso sono le prime a sorriderti. E tu, con il tuo distacco…
…le ragazze di Rio bevono birra gelata, e mangiano picanha e robaccia fritta. E tu, con le tue insalatine…
…le ragazze di Rio, quando ballano, sono tutte stupende. E tu, che ti dimeni attorno alla borsetta al Toqueville o al Casablanca…
…le ragazze di Rio non dicono mai “no, lì no” o “questo non lo faccio”.
…insomma, figa di legno italiana, la vuoi sapere una cosa?

VA-FAN-CU-LO! Dammi un colpo di telefono quando cambi, che magari torno.
Scusate, ragazzi, ma dovevo dirlo… so che molti di voi condividono.

Tette e culi

A grande richiesta, cambiamo argomento.

A Rio, naturalmente, ci si va anche per scopare. Anzi, direi che per la maggior parte dei turisti, e in particolare degli italiani, Rio è un posto dove si va per scopare. Poi c’è la spiaggia, il Corcovado, il Pan D’Azucar e tutto il resto. Fondamentalmente, però, lo scopo principe è uno: scendere dall’aereo, mollare i bagagli in albergo, e trombare gran pezzi di figa a prezzi modici. E gli italiani, naturalmente, sono in prima linea.

Esistono però due categorie di italiani tromberecci in terra carioca.

L’improvvido: egli, una volta constatato che, una volta arrivato a Rio, non gli si buttano addosso schiere di modelle mancate in cerca del maschio italiano, chiede informazioni al portiere dell’albergo, a un taxista o a chi altro, chiedendo dove può trovare delle belle ragazze. Invariabilmente, viene mandato all’Help. L’Help è un’enorme discoteca a Copacabana, un posto quasi surreale: entri, e trovi 500 italiani e 1000 mignotte (2 a testa), di qualità variabile, ma non eccelsa. Fuori, allignano i papponi, che a volte si accontentano di gestire le transazioni, a volte integrano i propri ricavi rapinando commercialisti di Bergamo o piastrellisti di Busto Arsizio ubriachi. Spesso, la ragazza “rimorchiata” all’Help la prima sera si attacca come una cozza all’improvvido italiano, che così si ritrova fidanzato per il resto della vacanza. Bella roba.

L’informato: egli sa che il maschio carioca, quando vuole spassarsela dopo l’ufficio, si infila in una terma, ovvero un posto dove, oltre a bar, sauna, piscina, palestra e altre simili amenità, è possibile trovare diverse stanze da letto. E, soprattutto, decine e decine di garote de programa (maiale). All’entrata, dopo essersi tolto i vestiti, si infilerà un’accappatoio, e farà un giro. Ovunque, donne bellissime, con una qualità che varia dal “quando entra in un ristorante tutti si girano” al “mai vista una figa così, neanche in TV”. E sono tutte lì per lui, senza mai essere troppo invasive, ma pronte a scattare a rapporto. Il vero buongustaio sceglierà la più bella, sia essa nera, mulatta o di carnagione chiara, e le chiederà di chiamare una sua amica, altrettanto splendida (molto quotata la combinazione nera/bionda). In una delle stanze della terma, quindi, procederà a imbastire una triglia che si ricorderà per tutta la vita. Evviva il Brasile.

Non potrei naturalmente lasciarvi senza un consiglio pratico. Atterrati a Rio e lasciata la roba in albergo, chiamate un taxi, saliteci e dite al guidatore queste parole: “Terma Centaurus, por favor”. Egli si girerà con un sorriso smagliante, vi mostrerà il pollice alzato e partirà a tutta birra, verso il vostro paradiso personale.