The Cluetrain Manifesto

Forse il miglior libro che abbia mai letto. Ma te lo consiglio solo se credi che Internet continui a cambiare il mondo anche se il NASDAQ continua a scendere. Con le loro 95 Tesi “postate” su cluetrain.com nel febbraio 1999 in pieno delirio da dot-com, i quattro ribelli Locke, Levine, Searls e Weinberger si atteggiano a severi Martin Lutero.

Dotati di notevole humour, la loro de-costruzione e critica del business-as-usual è molto più solare, e a me ricorda piuttosto Oscar Wilde che prende in giro la società vittoriana!

Mentre tutti gli occhi erano puntati sulla borsa e sul mercato delle IPO di non si sa bene neppure cosa, il mercato “vero” – quello dei beni – torna ad essere un posto dove la gente parla, critica e fa domande, torna ad essere un luogo vero dove i compratori non sono e non saranno mai più solo il terminale passivo dei “messaggi” della propaganda aziendale.

Piano piano lo stesso sta succedendo all’interno delle aziende. E’ un’opportunità? E’ una minaccia? Open up, loosen up, relax.

E leggi! — perchè, come ha detto il presidente dell’Open Source Initiative Eric S. Raymond, “The Cluetrain Manifesto is to marketing and communications what the open source movement is to software development – anarchic, messy, rude, and vastly more powerful than the doomed bullshit that conventionally passes for wisdom”.

Rules for Revolutionaries

Sono a corto di fantasia. Fast Company l’ha definito: “a must-read for change-minded businesspeople”. Difficile non essere d’accordo. Libro con tanti esempi e idee per aiutarci a tirar fuori il genio, lo spirito libero e l’imprenditore rivoluzionario in noi:

“Here’s to the crazy ones, the misfits, the rebels, the troublemakers, the round pegs in a square hole, the ones who see things differently. They’re not fond of rules, and they have no respect for the status quo. You can quote them, disagree with them, glorify or vilify them. About the only thing you can’t do is ignore them, because they change things. They push the human race forward, and while some may see them as the crazy ones, we see genius, because the people who are crazy enough to think they can change the world, are the ones who’ll do it.”
– Apple Computer Advertising, 1997

Dedicato ai miei soci di JEM.comsulting Julien ed Emmanuel, compagni di tante battaglie perse in partenza contro Monaco.

Branding Schizophrenia

Ditemi voi se non sono schizofrenici questi…
portale: IOL
ISP: Libero
mail: Freemail
motore: Arianna
spazioweb: Digilander

Ora, tutto ciò era di proprietà di un’azienda con un altro nome ancora, Infostrada. Che è stata comprata da Wind — il cui portale, naturalmente, si chiama… Inwind. Dunque, ieri digito IOL.it, e mi aspetto di arrivare alla solita pagina verde di ItaliaOnLine. Sorpresa: arrivo invece ad una pagina blu ed arancione. Ma non è Inwind, che non è neanche blu ed arancio. E’… Libero. Ma… Libero non era verde?

Beh, ora è arancione, e ha anche una “W”, quella di Wind, of course.

Vaffanbranding

Il “branding” è, essenzialmente, una truffa. Storicamente, nasce quando P&G scopre di poter vendere lo stesso sapone con nomi diversi, attrarre pubblici diversi e spuntare prezzi più elevati per prodotti che sembrano meno generalisti attraverso la sponsorizzazione di programmi alla radio, da qui in avanti “soap operas”.

Detto questo, il branding può anche essere molto divertente.

Vi ricordate ad esempio il passaggio da “Infinito”, il portale triste di British Telecom a… Genie, il portale cool di BT?
Vi ricordate la pubblicità, su Corriere, Repubblica, ovunque in radio… davvero molto berlusconiana, con il “giocatore” nuovo Genie che “entra in campo” e prende il posto di Infinito?

Favolosa. Nuovo nome… et voilà: l’azienda fa profitti. Certo, come no… Quanti miliardi hanno buttato via? 10? 20? E sulla home c’è ancora anche il marchio di Infinito.

E… la cosa più ridicola di tutte è che il marchio Infinito non è presente solo se arrivi su genie.it dopo aver richiesto infinito.it. No, no… te lo trovi davanti sempre e comunque.
Pensiamoci: digito genie.it, ed arrivo ad una pagina con 2 marchi, Genie sulla sinistra ed Infinito sulla destra. Così, tanto per confondermi un po’…

Ora, sbaglio io… o gli investimenti in “branding” teoricamente vengono fatti proprio per *evitare* che ci sia “confusione” nella testolina stupida e vuota (secondo loro) del “consumatore”? Pazzesco. A meno che… a meno che questi signori non abbiano un ego così grande da pensare che *tutti* debbano sapere del loro cambiamento di nome (con tutti i soldi che abbiamo speso! ;-)