Scatole

Gli adulti la mattina vanno con delle piccole scatole in una grande scatola dove passano larga parte della loro giornata, a fare cose di dubbia utilità e che danno loro poco piacere. A fine giornata, sono convinti di aver dato un importante contributo al mondo.

Convinti come sono che così vada il mondo, fanno lo stesso con i figli: li portano in una scatola per buona parte del giorno, in modo che possano imparare ad annoiarsi in modo che da grandi possano anche loro passare tutto il giorno in una grande scatola.

Gli adulti vanno in altre scatole a mangiare; a bere (ovvero a rincoglionirsi); a lasciare che qualcuno proietti suoni e immagini nei loro (vuoti) crani. A questo scopo comprano anche scatole più piccole, da tenere a casa, e altre ancora da tenere in mano.

Tutta la vita degli adulti è scandita da queste scatole delle più varie dimensioni, e nessuno o quasi osa mettere in discussione la cosa. Quando qualcuno osa farlo, la risposta e il consiglio, scocciato, che viene dato al reo è di “non rompere le scatole”.

La truffa degli NFT

La truffa degli NFT, oltre che una truffa legata al valore, inesistente, di scarabocchi che non servono assolutamente a nulla, è anche, pare, una truffa tecnologica.

Quello che i techbros, più un certo numero di fessi dello star-system americano, stanno comprando e vendendo in effetti non sarebbe altro che un link, registrato sulla fottuta blockchain, a… un file, tipo quelli con i disegni delle scimmie dello Yacht Club, che però non è sulla blockchain, bensì su una qualunque url normale, tipo su questo blog.

Quindi, spendi centinaia di migliaia o milioni di dollari per un link che punta a un file che qualcuno potrebbe anche cambiare, e magari sostituire con una gif che dice:

Coglione, hai speso un milione di dollari per farti dire che sei un coglione!

Che, comunque, è una cosa che sarebbe importante sapere di essere, per una volta.

Ecco un link alla spiegazione, e un link per vedere come funziona in pratica.

Com’era? Due cose sole sono infinite…

Barificazione

No, Bari non c’entra nulla. Non conosco Bari, del tutto.

Barificazione è il processo a cui è andata incontro Milano: la trasformazione da una discarica di automobili a cielo aperto in un enorme bar a cielo aperto pieno di coglioni che mangiano e bevono e parlano di lavoro alle 22 su tavolini messi fra le auto parcheggiate sui marciapiedi, al punto che ormai le troie non sanno più dove battere…

La città è ormai un tale delirio totale e diffuso che quando arrivi sul Naviglio Grande, mezzo kilometro di persone su ciascuna sponda con in mano una birra o uno spritz, ti sembra quasi di essere approdato in un’oasi di pace e tranquillità…

Scenari di mobilità

Milano, anno 2022: Scenari di mobilità.

Il marito va in ufficio con il BMW o l’Audi aziendale scura. La moglie, aspirante WAG, va a prendere i figli a scuola col SUV.

Il figlio sedicenne si fa scarrozzare a scuola, ma poi va in giro tutto il giorno col trabiccolo elettrico che costa solo 20 centesimi al minuto, che tanto nessuno sa più far di conto.

La figlia quattordicenne è spesso appollaiata agli stalli del bike sharing con le amiche ma non ha ancora capito come lo si usa.

Il sindaco ecologista lascia l’auto in doppia fila in campagna elettorale.

La domestica filippina usa i mezzi pubblici.

Gli unici che usano la bicicletta sono i neo schiavi che consegnano la pizza e la robaccia fritta cinese; i milanesi li salutano con un “buona serata” e non lasciano la mancia.