La Sharing Economy

Purtroppo a volte i markettari indovinano il nome giusto e ci fregano. Però vedere giunte di sinistra, a Milano come a Barcellona, tessere le lodi della cosiddetta “sharing economy” mi lascia perplesso. Certo, la sharing economy suona proprio bene.

La realtà però è diversa. La realtà è che non è condivisione. E’ affitto di una stanza perché non riesci più a starci dentro con le spese, e cedi quindi il tuo letto in cambio di soldi a uno sconosciuto che poi se ne va lasciando dei peli pubici nel tuo lavello.

La sharing economy era Couchsurfing, che aiutava giovani e discinte ragazze nipoti o pronipoti di quelle signore anime pie che hanno salvato i nostri nonni nella ritirata dalla Russia a vedere l’Italia e a conoscere giovani attratti dal pelo di colore biondo.

Airbnb è un business. Punto e a capo. Che la “sinistra” lo voglia legalizzare mi va bene; ma che voglia anche provare a rendere sexy un business che ha un effetto negativo sugli affitti, con gente benestante che comprerà case per affittarle, mi pare vergognoso.

E non è tutto…

Non so se te ne sei accorto, ma da quando è stato lanciato il car sharing, di Area C non si parla praticamente più. Area C era scomoda e poco popolare presso ampi segmenti della popolazione. E’ stata aggirata con un sistema che consente di “Entrare in centro”.

E no, non sono contro il car sharing. Sono cliente regolare di Share’n’go e saltuario sia di Enjoy, sia di car2go. Il problema non è il car sharing in sé; ma come si è scelto di fare il car sharing (per entrare in centro) e cosa ci si aspetta dal car sharing (i miracoli).

Ma di questo parleremo in un prossimo e articolato post. Il pm10, intanto, è alle stelle. Ma a Palazzo Marino preferiscono parlare di “sharing economy” e città “capitale dello sharing”. E delle auto parcheggiate sui marciapiedi non parla nessuno, che è una roba da gufi.

What Content Means

What content means is that advertising has been hijacked by people who are slick with their Macs and their iPhones and their iPads, and great at bullshitting you — but who know precious little about advertising.

What content means is that these geeks in weird clothes who like to be called “digital natives” have many fans and followers, both fake and real. Often more than your clueless company will ever get round to amassing.

What content means is that they tell you and your company that the medium is the message. But “being on Twitter” is neither a strategy, nor a message. McLuhan perhaps would have loved this, but it’s completely wrong.

What content means is that by now even the bean counters have figured out that writing rubbish themselves for their own companies or for their clients costs less than buying ad space on the rubbish other people write.

What content means is that advertisers think that those people, the consumers, would gobble up anything as long as it’s pushed down their throats hard. But then “organic reach” on Facebook slips into the single digits…

What content means is that there is no idea. Not just not a big one: no idea at all.

Don’t be content.

I mezzi funzionano

I mezzi funzionano, a Milano. E con metà delle auto in giro, funzionerebbero ancora meglio. Oggi Tram 5, M1 fino al capolinea a sud-ovest a Bisceglie, Bus 433 fino a casa di un amico. Poi biglietto da 2.50 comprato con la App di ATM, Bus 78 fino a Lampugnano, M1 fino a Rho Fiera. Ritorno col Passante col biglietto acquistato con la App di Trenord.

Poi torno in Città Studi, e faccio fatica a camminare sui marciapiedi, pieni di auto parcheggiate ovunque. Molte pure “legalmente”, che la giunta Pisapia ha creato più parcheggi sui marciapiedi in Città Studi che in 20 anni di governo della destra.

Per non parlare del fatto che siamo a 17 giorni di fila con lo smog oltre i limiti.

O del fatto che il 25 gennaio 2010, al 13° giorno consecutivo oltre i limiti, Maurizio Baruffi, Pierfrancesco Majorino e Pierfrancesco Maran – oggi rispettivamente capo di gabinetto del sindaco, assessore e candidato sindaco e assessore alla mobilità e ambiente – occuparono con le mascherine i banchi della giunta per protestare, mentre adesso non fanno nulla se non esattamente quello che faceva la Moratti contro lo smog: la danza della pioggia.

Tre considerazioni:

1. Sarebbe ora di imporre alle aziende del trasporto pubblico non solo gli Open Data per i percorsi e gli orari dei mezzi pubblici, ma anche delle API per la vendita dei biglietti, in modo che possano essere comprati anche su altre App, e non solo su quelle ufficiali.

2. Sarebbe ora di imporre un ticket di 10 Euro a chiunque voglia entrare in città da fuori.

3. Sarebbe ora di mettere all’asta la possibilità di parcheggiare sotto casa nella propria zona a bordo strada, con una base d’asta di 100 Euro al mese — altro che gratis! I primi 350 mila milanesi che si aggiudicano il posto, bene. Gli altri 350 mila devono vendere l’auto o trovarsi un garage privato. Altrimenti, la prima volta che vengono pescati a parcheggiare dove non hanno diritto di parcheggiare, 200 Euro di multa; la seconda 500 Euro; la terza volta il Comune sequestra l’auto, la vende e con quei soldi pianta nuovi alberi.

Perché avete veramente strarotto il cazzo, voi e le vostre auto di merda.

Ripeto:

I mezzi pubblici funzionano. ATM e Trenord hanno fatto un lavoro egregio per Expo, e i mezzi funzionano abbastanza bene anche in città, e funzionerebbero ancora meglio con metà — e ancora meglio con un quarto — delle auto in giro. E’ la politica che latita.

Peggio ancora: si riempie la bocca delle meraviglie delle bici elettriche o del car sharing, che sarebbero ottime iniziative in una città che fosse una città e non invece un parcheggio a cielo aperto di automobili come Milano era con la Moratti ed è tuttora con Pisapia.

E tutta la letteratura in materia indica che non c’è nessuna carota, che sia nuove metro, prezzi bassi o anche mezzi gratis, bike sharing, car sharing o altro, che funziona contro le auto. Serve il bastone: bisogna rendere le auto scomode, costose e poco pratiche.

Le auto, in una città come Milano, devono diventare l’eccezione e non la regola. Il mezzo che usiamo se siamo ricchi sfondati e snob; o se abbiamo attrezzature pesanti per lavoro; una zia anziana da accompagnare da qualche parte; o di notte o per una tratta in periferia.

Oggi. Non domani, fra un mese, quando è finita la M5, no quando è finita la M4. Cioè, mai.

Autobus e tram quasi gratis

PM10 alle stelle: Autobus e tram quasi gratis a Milano.

Mezzi di superficie Atm gratis per gli adulti che li utilizzeranno per accompagnare a scuola i bambini fino a 10 anni compiuti. Ma dopo aver accompagnato il pargolo a scuola posso andare in ufficio o a fare la spesa gratis oppure no? Serve il certificato di paternità o maternità in carta “resa legale”, con timbro del Comune e bollo da Euro 16,52?

Sai come funziona a Barcellona?

Inquinamento alle stelle? Succedono due cose: raddoppia il prezzo dei parcheggi, e viene dimezzato il prezzo dei biglietti dei mezzi pubblici. Per tutti: non solo per il proletariat con figli minori di anni 10. Anche per chi semplicemente vuole andare a spasso o a fare acquisti da Tiffany. Anche addirittura per i borghesi nemici del popolo che avessero deciso di iscrivere i figli alla scuola steineriana, alla scuola inglese o a quella svizzera.