Ice Cream as a Service

In the summer of Y2K I went to California on vacation. The bubble had already burst, but there were still a few Flooz.com ads to be laughed at. I spent a couple of days around Silicon Valley. The only thing that struck me about this otherwise uninteresting place were the prices in ‘Italian’ restaurants. 16 to 18 bucks for a ‘risotto-ooo’ made me wonder if a dotcom were really the best path to riches.

Fast-forward 10+ years. No dotcoms anymore, and start-ups are all about software. As they should have been in the first place. Software as a service. Today, I paid 4-Euros-50, which is close to 6 bucks, for an ice-cream in Barcelona. Buy ice-cream-making machines (servers), learn how to do 8 great flavors (software), find a suitable location (SEO?) and then it’s all about traffic and scaling.

Having just read this post, Ice Cream as a Service (ICaaS) sounds like a better plan to me.

Venceremos!

Oggi ho incontrato Alessandro Di Battista del M5S a Barcelona.

Sono molto fiero del mio voto, e sicuro che i tempi migliori debbano ancora arrivare. Prenderanno più voti ancora di quel 25% incredibile? Sì, prima o poi sì, senza dubbio. Simpatico, deciso ma alla mano, molto spigliato. Si scusa di non parlare catalano e spiega la sua storia e la storia del Movimento in ottimo castigliano. Non si nasconde quando gli fanno domande e risponde in modo diretto.

Una piccola nota e critica: quando dal pubblico uno dice che Grillo ha “così tanti soldi da poter cambiare il Paese”, bisogna essere più duri e decisi: no, non è vero. Uno, o due o quattro milioni di Euro all’anno sono l’ottimo stipendio di un artista. O di un attore, o di un calciatore. Non di un proprietario di tv e squadre di calcio. E’ lo stipendio di Balotelli, non di Berlusconi. Non è lo stipendio con cui si si compra un Paese e diversi partiti (Lega, PD).

Bravo, Di Battista. Molto poco ideologizzato. Duro con SEL, durissimo col PD (“peggio di Berlusconi, che quello almeno sappiamo chi è”) e senza nessuna traccia di quella puzza sotto il naso così tipica del PD milanese. Se ne hai l’opportunità, vai a conoscere i tuoi rappresentanti del M5S di persona. Non lasciare che siano i giornali a raccontarteli. Di Battista ha fatto una foto davanti alla statua del Che? Tu a Cuba non la faresti?

Stasera c’è David Fernández, uno dei tre rappresentanti della CUP al Parlamento della Catalunya. La CUP è un po’ erede di quei gruppi catalani indipendentisti e di sinistra che non accettarono il compromesso con Juan Carlos e la Costituzione del 1978 che parlava di “regioni” autonome e di “nazionalità” ma non di “nazioni”, quando si riferiva a Catalunya, Pís Valencià, Paesi Baschi, Galizia o Andalusia.

Al Camp Nou

Stadio bellissimo. Vista dal terzo anello sulle montagne dietro Barcelona col sole che piano piano vi si nasconde dietro che da sola valeva il prezzo del biglietto. Servizio di sicurezza impeccabile degli steward del Barça. 90 mila spettatori, nessuno seduto sulle scale per l’afflusso e il deflusso. Divieto di fumo sulle gradinate, e non ho visto una singola sigaretta. Bagni tirati a specchio. Al Concert per la Llibertat, che il partito franchista (PP) ha bollato come “divisivo”, ieri sera e notte, dalle 20 fino alle 2 di notte (o “del matì”, come dicono qui) hanno cantato sia stranieri in catalano (un algerino, una sarda di Alghero), sia in inglese, spagnolo, basco, gallego, italiano e addirittura L’Estaca, la canzone di Lluís Llach simbolo della resistenza al franchismo, metà in arabo.

Visto da qui

Quello che da Madrid vedono come una cosa “eccentrica” se non peggio; e come un partito, CiU che secondo loro è impazzito, vista da qui sembra una cosa molto diversa. Innanzitutto, non è un movimento che parte da un partito – e in ogni caso il partito indipendentista è ERC e non CiU, bensì dalla società civile; i catalani sono gente che si è rotta le balle. Li senti dire, non senza buone ragioni, “avevamo un Parlamento prima dell’Inghilterra”; o “abbiamo provato più volte a cambiare la Spagna”; o “sono 300 anni che cercano di annientare la nostra lingua e la nostra cultura”. Senza contare, poi, il 9% di PIL che ogni anno prende la via di Madrid e non torna più. Quando ti rendi conto dell’enorme mobilitazione popolare e democratica che hanno fatto per scrivere e votare uno Statuto in accordo con il Governo Zapatero; quando ti dicono che, non appena è tornato al potere il Partido Popular di Rajoy (gli ex franchisti, insomma) questo Statuto è stato rigettato dal Tribunale Costituzionale senza neppure il fastidio di dover dare una spiegazione; quanto ti rendi conto che in due settimane, in piena estate, a luglio 2010, hanno portato in piazza un milione di persone al grido di “Nosaltres decidim / Som una naciò”; o leggi del movimento dei Municipi per l’Indipendenza, o ti informi sull’Assemblea Nazionale Catalana – e se pensi che ANC non sia un richiamo all’African National Congress di Mandela, non hai ancora capito molto, credimi; ecco, allora inizia a capire. La Marxa per la Indèpendencia dello scorso 11 settembre è la più grande manifestazione in Europa dalla festa per la vittoria nella Seconda Guerra Mondiale a Londra. C’è poco da dire. E’ finita. Tutto ciò che rimane da fare è trovare un giudice di fronte al quale celebrare il divorzio.