Euro for dummies

La storia dell’Euro, alla fine, è abbastanza semplice: l’ultima volta che la Germania ha perso il controllo della propria moneta, è finita con quello coi baffetti, 6 milioni di persone in un forno, una sconfitta totale e il Paese in macerie.

Quando si è iniziato a parlare dell’Euro, un politico non cretino avrebbe dovuto raccontarci sia i possibili lati positivi dell’entrata, sia le rigidità che sarebbero derivate dall’agganciarsi definitivamente alla moneta di un altro Paese.

Invece, il Mortadella ci ha raccontato che “con l’Euro guadagneremo come se lavorassimo un giorno in più, ma lavorando un giorno in meno”. E meno male che lo sparaminchiate e il televenditore di fustini era quello di Arcore!

I giornalisti, ovviamente, hanno riportato le parole di Prodi come se fossero il Verbo. Pare che nessuno abbia osato chiedergli nulla. Guadagneremo come se lavorassimo un giorno in più all’anno? Al mese? Alla settimana? Mistero.

Migranti

Ma quelli che fanno le “marce per i migranti” — per chi scappa da una guerra, o per chiunque voglia venire qui? — li hanno mai visti gli anziani o gli stessi immigrati ai quali in teoria vogliono tanto bene rovistare fra i resti dopo il mercato?

Ma quelli che… Anche quando sono arrivati gli immigrati dal Sud… O quelli che “anche noi siamo emigrati in America”… si rendono conto che allora servivano braccia e oggi, fra crisi e progresso tecnologico, invece ne servono sempre di meno?

Si rendono conto che, nonostante una lingua in teoria in comune, non è andata tanto liscia, dai brillanti cartelli “Non si affitta ai terroni” fino alla diffusione, complice anche la geniale idea del soggiorno obbligatorio per i mafiosi, delle mafie al Nord?

Si rendono conto che, mentre loro fanno guerre per l’uso della parola (inventata) sindaca e per i cessi separati per i transessuali, importiamo gente come i turchi di Berlino, che comprano spose-schiave dodicenni dalle campagne della Turchia?

Si rendono conto che l’Europa è già sovrappopolata e che in Africa, almeno secondo le stime di Hans Rosling, nel 2000 c’erano 1 miliardo di persone, nel 2050 ce ne saranno 2 e nel 2100 ce ne saranno 4? Dove li mettiamo? Tutti a casa della Boldrinova?

Afroamericano

Sfatiamo un mito: Obama non è afroamericano.

Americano sì: chi ha rotto le balle per anni dicendo che non lo era è un cretino, oltre che, probabilmente, un razzista. Obama è nato a Honolulu, nelle Hawaii, figlio di una americana e di uno studente keniota. Esattamente per questo non è afroamericano.

Il solo fatto di essere nero — anche se ai tempi della sua elezione in molti angoli del mondo, fra cui l’America Latina e il sud-est asiatico, molte persone dissero che era brown, marrone, non black, e qui che era abbronzato — non fa di Obama un afroamericano.

E’ scorretto dire che per afroamericano si debba intendere chiunque sia di colore nero (o marrone) e viva negli Stati Uniti. O è afroamericano anche chi, marrone o nero, arriva negli Stati Uniti dai Caraibi o dall’America Latina, quindi non-bianco?

Gli afroamericani sono i discendenti di coloro che furono portati negli Stati Uniti come schiavi e contro la loro volontà; l’unico gruppo nella storia degli Stati Uniti che arrivò là contro la propria volontà. Come disse in modo molto eloquente Malcolm X: We didn’t land on Plymouth Rock, Plymouth Rock landed on us.

Obama

La storia di Obama è totalmente diversa: tanto per cominciare, suo padre, keniota, del gruppo etnico Luo, scelse di andare a studiare negli Stati Uniti. Non solo: era cresciuto in Kenya, un paese dove tutti erano neri, e non, come milioni di afroamericani, in un paese dove vigeva di fatto l’apartheid fino a metà anni ’60.

Sua madre Ann, bianca — bianchissima, viene anzi definita dallo stesso Obama — e discendente di inglesi, divorzia dal padre e sposa un indonesiano che stava studiando negli Stati Uniti. Dai 6 ai 10 anni, Barack vive in Indonesia, un posto dove il confine fra bianchi e neri (e di altri colori) è meno marcato che negli USA.

A 10 anni torna alle Hawaii, un altro posto multicolore, pieno di gente originaria delle isole e di asiatici, soprattutto giapponesi, e dove la divisione fra bianchi e neri non è certo quella del Profondo Sud o di Philadelphia, New York, Chicago o Detroit. Fino a quando andrà all’università, Obama vivrà coi nonni, bianchi.

Suo padre prese un Master in Economics a Harvard. Sua madre completò un Dottorato di ricerca in Antropologia. Nessuno dei due, la madre perché bianca e il padre perché non americano, ebbe molto a che fare con la subcultura degli afroamericani, con l’idea che studiare sia una cosa “da bianchi” o simili cazzate.

Bello e abbronzato

Ultima cosa, Obama è chiaro di carnagione. E bello. Le due cose aiutano, come ha spiegato ad esempio da Malcolm Gladwell, giamaicano con la pelle chiara.

Otto anni fa, gli Stati Uniti vollero illudersi di essersi messi tre secoli di schiavitù e apartheid alle spalle. Comprensibile, ma, ammesso e non concesso che basti un presidente nero per dire che quel passato è alle spalle, quel giorno arriverà solo se e quando sarà davvero un afroamericano a diventare Presidente.

E se pensi che uno con tratti somatici — per non parlare delle idee, che negli anni ’50 o ’60 Obama sarebbe stato un Repubblicano (se fosse stato bianco) — come Martin Luther King avrebbe potuto diventare Presidente nel 2008, mi spiace ma secondo me non hai capito neanche la metà di un cazzo degli Stati Uniti.

Continuate a farvi del male

Ma cosa diciamo delle proteste di piazza contro l’arancione?

io capisco a Madrid contro Rajoy. Il PSOE ha preso i voti dicendo che non avrebbero mai aiutato il PP ad andare al governo, e poi è stato fatto fuori Sanchez e l’hanno fatto.

Ma qui?

Ha vinto. Non ci sono neppure stati brogli tipo in Florida nel 2000.

(in compenso, non hanno ancora capito chi ha vinto in Michigan e New Hampshire…)

Non vi piace? Ho capito, neanche a me.

(Né mi piace la Clinton, peraltro, ma proprio per nulla)

Aspettate almeno che diventi Presidente.

Non sceglie neanche una donna ad alti livelli? Protestate.

Sceglie uno con legami col KKK? Fate un casino della Madonna.

Possibile che non ne abbiate avuto abbastanza di tutti questi mesi di pippe a dire ma quanto è cattivo quello là? Possibile che non abbiate capito che non è servito a un cazzo?

E la cosa più tragicomica di tutte è questa: non solo avete fatto un autogol clamoroso a “scegliere” (imporre) la Clinton (perché “toccava a lei”), ma pare che il team di Hillary abbia fatto di tutto per aiutare Trump a vincere le Primarie dei Repubblicani.

E certo. Se di là c’è un candidato “più di destra”, io sembrerò quasi di sinistra.

Vamos.