Assalto alla democrazia

Quello di ieri a Washington è stato un assalto alla democrazia, ha detto Biden.

(o Joe, come lo chiama Matthew)

Non sono molto d’accordo.

L’assalto alla democrazia c’è stato quando fra il novembre del ’63 e il giugno del ’68 hanno ammazzato il presidente Kennedy, Malcolm X, Martin Luther King e Robert Kennedy.

L’assalto alla democrazia si consuma da 40 anni, da quando Reagan ha fatto credere agli Stati Uniti che la società non esiste ed è tutto e solo scambio economico.

Quella di ieri è stata una sceneggiata da repubblica delle banane, se non altro perché in un paese normale avrebbero schierato un numero sufficiente di poliziotti per impedirla.

60 milioni di voti

Il giorno in cui la sinistra capirà che se uno prende 60 milioni di voti — o anche solo 10 milioni come Salvini — non è un coglione totale, ha toccato problemi veri e nervi scoperti e che ci sono persone che davvero la pensano in modo diverso e in modo del tutto legittimo…

Quel giorno magari la sinistra stravincerà. Quindi stai pur tranquillo: non succederà mai.

Alternativa

È una ben strana democrazia, quella in cui un partito al governo non trova argomenti migliori che dire di essere l’alternativa a un partito che è all’opposizione, e che, per di più, è guidato da uno che ha fatto cadere un governo per un mojito di troppo al Pepeete.

Noi siamo al governo e siamo l’alternativa a quelli che, legittimente, loro sì potrebbero dire di essere l’alternativa, buona o meno buona non mi interessa, a chi sta governando il Paese. Il messaggio mi sembra chiaro: solo noi possiamo e dobbiamo governare.

Cancellare tutto

La squadra di football americano di Washington non si chiamerà più Redskins.

Come mai? Perché è un’offesa agli indiani d’America.

In verità, pare che non freghi un cazzo a nessuno, incluso ai nativi.

Ma i campioni del politically correct si offendono anche per cose per le quali non si offendono coloro che in teoria dovrebbero sentirsi offesi.

L’iper-sensibilità, spero che questo sia chiaro, è una delle malattie contemporanee.

Cancellare bene, cancellare tutto

Chi sarà il prossimo?

Una vagonata di università americane hanno dato alle loro squadre sportive nomi presi dagli indiani a cui furono sottratte le terre con la violenza o la lingua biforcuta.

Ora vogliono cancellare tutto. Restituire le terre? Non se ne parla. Impegnare l’1% del PIL per ridare una dignità, un futuro e condizioni di vita decorose agli eredi di Toro Seduto? Non scherziamo. Cambiare i nomi alle squadre di basket, baseball e fottball, eliminando così ogni riferimento a chi c’era prima? Ecco, sì, questa cagata la faranno di sicuro.

Ascoltiamo ancora un po’ di Bill Maher: New Rule: White Shame.