Da noi aspettano Quaero ?

L’Università Complutense di Madrid ha deciso, prima Università non anglosassone, di aderire al progetto Google Library. Così Jose Antonio Magal, il direttore della Biblioteca:

It is a unique opportunity to democratise our library’s store of knowledge. For years, libraries have jealously guarded a major part of human knowledge… now we’re going to open our doors.

Io lo dico da tempo. Bisognerebbe invitare Google a mettere online non solo i libri delle nostre biblioteche, ma anche tutti i documenti dei nostri tribunali e della nostra pubblica amministrazione, che se non lo fanno loro, certo non lo farà mai nessuno…

Le Nazioni (dis)Unite

Sto guardandomi i webcast di alcuni dei discorsi di questi giorni alle Nazioni Unite. E’ interessante. Vedi, ad esempio, come sono vestiti i rappresentanti di Paesi ai quattro angoli del pianeta, dal presidente dell’Afghanistan Karzai con la sua bellissima palandrana multicolore al presidente dello Sri Lanka Rajapaksa che sembra un sacerdote al presidente della Bolivia Morales vestito con una curiosa giachetta andina… E’ interessante anche vedere in che lingua parlano. Per quanto gli sprechi alle Nazioni Unite siano enormi, pare che non ci sia ancora un traduttore dal lettone o dal lituano. O forse i rappresentanti di questi Paesi hanno voluto parlare in una lingua che non fosse la loro lingua madre e che non fosse, soprattutto, il russo che hanno dovuto mandar giù per 50 anni. Discreto l’inglese del presidente della Lituania Adamkus e ottimo sia il francese, sia l’inglese dell’eclettica presidentessa della Lettonia Vike-Freiberga. I nostri, dovremmo mandarli alla Cepu.

Il papa: ho detto una cazzata

Su, coraggio, dio santo, santo padre. Lo ammetta, ha detto una cazzata. E non un cazzata qualunque, ma una cazzata proprio grande e proprio grave. E neppure per errore, diciamocela tutta. Lei è un crociato. Lei è il Bin Laden dell’Occidente, poche balle, e io spero che possiate finire allo stesso modo. Lei ha insultato i musulmani rifacendosi a quanto detto da uno dei vostri nel secolo XIV, ai tempi in cui stavate riconquistando la Spagna dove avreste poi iniziato la persecuzione degli ebrei ai quali sotto i musulmani nessuno dava noia. Gli ebrei, le streghe, gli eretici. I secoli d’oro della sua chiesa.

Abbia un minimo di decenza. Si dimetta. Cristo, se l’ha fatto persino Tronchetti Provera…

The day the New York Times died

Cosa stavi facendo quando è morto il New York Times? Tu, probabilmente, stavi leggendo un blog. Loro, probabilmente, erano intenti ad ammirare la loro nuova sede, progettata da Renzo Piano e attualmente in costruzione nell’Upper West Side di Manhattan. Costo: 850 milioni di dollari. Quanto sono costate le nuove sedi di Sole24Ore e RCS a Milano?

In un bellissimo articolo su Vanity Fair, Michael Wolff, giornalista e già autore di Burn Rate e di Autumn of the Moguls, cerca di spiegarci i motivi di una crisi che, fra uno scandalo e l’altro, ha portato alla perdita di quasi il 50% del valore del titolo in Borsa dal 2002.

Ma Wolff va oltre e ci spiega che per cercare di diventare l’unico vero quotidiano nazionale di un Paese così grande e con ben quattro fusi orari – a meno che si voglia considerare USA Today un quotidiano e non un free press colorato da linea aerea – il Times ha smarrito la sua anima, la sua vocazione, il suo pubblico e l’orgoglio di essere sé stesso.

E poi, c’è Internet. Un sacco di utenti unici, un sacco di pagine viste, un sacco di abbonati ai feed rss. Bene, bene. Ma è gente che non paga il giornale e a cui forse è più difficile e meno redditizio somministrare pubblicità, soprattutto se finisci per fare un giornale pensato più per i lettori che vogliono i pubblicitari che per i tuoi stessi alti standard.

A essere onesti, l’uso dei numeri da parte di Wolff quando parla di Internet è quanto meno dubbio, visto che mischia gli utenti di nytimes.com con quelli, spazzatura che rende poco, di about.com. Ma il fatto stesso che abbiano comprato about.com, come più volte segnalato anche su questo blog, è indicativo di un certo disorientamento al vertice…

About.com?

It’s as unlikely an acquisition for the Times as any could be. About.com may actually establish the baseline for the lowest level of information available on the Web (which is saying a lot): a multi-million-page mishmash of superficial, often out-of-date, dumb, frequently wrong info bits, a place you never go by choice, but only because a search engine has been “optimized” (that is, tricked) to send you there.