Lev Tolstoj su Facebook

Lev Tolstoj su Facebook, nel 1882:

« (…) Allora noi tutti eravamo convinti di dover parlare, scrivere e pubblicare il più possibile e il più in fretta possibile, perché ciò era necessario per il bene dell’umanità. E cosi noi – ed eravamo migliaia – rinnegandoci e insultandoci a vicenda, non facevamo altro che scrivere, pubblicare e ammaestrare gli altri. E senza renderci conto del fatto che non sapevamo nulla e che non eravamo neppure in grado di rispondere alla domanda più semplice posta dalla vita, vale a dire cosa sia il bene e cosa il male, parlavamo tutti insieme, contemporaneamente, senza neppure ascoltarci tra noi, ogni tanto incoraggiandoci e lodandoci a vicenda per venire noi stessi incoraggiati e lodati, ogni tanto stuzzicandoci e insultandoci reciprocamente, proprio come accade in un manicomio.

Migliaia di persone lavoravano giorno e notte, con tutte le loro forze, a comporre e a stampare milioni di parole che poi la posta diffondeva per tutta la Russia, e noi continuavamo incessantemente a insegnare, senza mai riuscire a insegnare tutto, e sempre più irritati di non venire ascoltati abbastanza.

Era una cosa assurda, ma che ora mi è perfettamente chiara. La nostra più intima e autentica aspirazione era quella di ricevere quanto più denaro e lodi fosse possibile, e per raggiungere questo fine non sapevamo far altro che scrivere libri e articoli per i giornali. E questo appunto facevamo. Ma per poterci dedicare a un’opera così inutile e avere al tempo stesso la convinzione di essere molto importanti, ci era anche indispensabile un qualche principio che giustificasse la nostra attività. E così l‘individuammo in questo: tutto ciò che è reale è razionale e si evolve; il mezzo di tale evoluzione e l’istruzione e l’istruzione si misura in base al grado di diffusione di libri e di giornali. E noi venivamo pagati e rispettati perché scrivevamo libri e giornali, e quindi eravamo gli individui più utili, i migliori. Questo ragionamento sarebbe stato irrefutabile se la concordia avesse regnato tra di noi, ma il fatto che a un qualsiasi pensiero espresso da uno se ne contrapponesse subito un altro, diametralmente opposto, avrebbe dovuto indurci a riflettere. Ma noi di questo non ci curavamo: venivamo pagati per scrivere, quelli del nostro partito ci lodavano e quindi ognuno di noi si sentiva nel giusto.

Ora mi è chiaro che non c’era nessuna differenza tra la nostra congrega e un manicomio; anche allora lo intuivo oscuramente, ma – come fanno i pazzi – definivo pazzi tutti gli altri, eccetto me stesso.»

– Lev Tolstoj, La Confessione

Allunga la minchia

David Ogilvy diceva che non era facile farsi notare, per una pubblicità:

It takes a big idea to attract the attention of consumers and get them to buy your product. Unless your advertising contains a big idea, it will pass like a ship in the night.

Quando ho iniziato a trafficare coi banner, già si diceva una cosa diversa: bisogna essere “più creativi”. Più che dell’idea, si era già scaduti a parlare di grafica. E se chiedevo di farmi vedere dei banner “creativi” e di successo, c’era sempre silenzio e imbarazzo.

Tu, ad esempio, sei a conoscenza di classifiche dei 100 migliori banner di sempre? Ormai andiamo verso il quarto di secolo di storia e sarebbe anche ora, non pensi? Oppure: ti ricordi di qualche banner creativo e di successo? Di brand creati dai banner? Io no.

Il problema non era solo il vuoto cosmico di idee — che nelle agenzie di pubblicità a fare i banner si mettevano gli smanettoni, non quelli che capivano di pubblicità, ovviamente. Una ottima pubblicità sulla carta vale facilmente dieci volte una pessima pubblicità, che anzi rischia di distruggerti. Coi banner no. Coi banner tutto passa inosservato uguale.

Tranne questo:

Trovato ieri sera, mentre guardavo video di anatomia comparata. Ma tanta è l’abitudine a non cliccare, che non l’ho fatto neanche ieri sera. Mannaggia.

Dopamine Economy

Il (tuo) lavoro non vale un cazzo. Gig economy.

La tua attenzione, sì. Cioè, ovviamente non vale un cazzo neanche quella, ma se moltiplicata per decine o centinaia di milioni di persone, sì. Dopamine economy.

Controlla l’email. Scandalo politico. Dichiarazioni del cazzo. Ah, mi ha messo “like”. Messaggio su Whatsapp. Chissà sei mi sto perdendo qualcosa su Twitter. Beep!

Altro che new economy.

Che era quella dei business plan (si fa per dire) coi banner venduti a 50 dollari CPM.

Parliamo di centesimi. Dei famosi dollari offline che diventano centesimi. Ma che moltiplicati per decine o centinaia di milioni di persone, diventano interessanti.

Safari vs Retargeting

Apple sembra vedere le cose in modo diverso rispetto a IBM (e a tutti gli altri).

A Cupertino non sembrano essere molto eccitati da questa idea strampalata dei big data e delle data farm, dove ciò che viene coltivato è il tuo profilo, con i tuoi dati, inclusi dati sensibili, e senza il tuo permesso, e dell’idea di mandare poi migliaia di messaggi a questi profili, fino a quando cederanno e compreranno i vostri fottuti prodotti.

Con l’aggiornamento di High Sierra di qualche giorno fa, Safari ti protegge dal tracking di parti terze sul web. Quando hai fatto login su un sito, considerano ancora ok che questi possano capire cosa fai o cosa cerchi per suggerirti altre cose che potrebbero interessarti. Ostacoleranno, invece, le aziende ad-tech che vorranno spiarti sul web.

E seguirti in giro per il web per settimane con le loro offerte

Ma come?

Ma come? Il futuro non era la pubblicità targettizzata e personalizzata?

Sì, e le autostrade in città. Uguale.

La pubblicità personalizzata non è pubblicità. Se non è erga omnes, non è pubblicità.

Se non c’è una promessa che viene fatta nei confronti di tutti i consumatori, se l’azienda non racconta che il loro prodotto fa questo e quello, che sono un’azienda seria, che ci credono, che ci sono e ci saranno etc, non è pubblicità. Potrebbero benissimo essere non un’azienda seria ma qualcuno che cerca di vendere a me e solo a me una sòla.

Ogni volta che la tua pubblicità è personalizzata, ti prendo per un semi-truffatore.

Privaticità

E’ privaticità, al limite. E’ Trump (e non solo lui, con tutta probabilità) che manda messaggi su Facebook solo a certi gruppi, messaggi che il grosso dell’elettorato non vedrà mai.

Questi messaggi, nella campagna presidenziale che si è chiusa il novembre di un anno fa, sono stati indirizzati in particolare a tre sottogruppi di persone che tendevano verso i Democrats, con l’intento di scoraggiarli dall’andare a votare: i neri o afroamericani che dir si voglia; le donne più giovani, che non capivano perché votare la moglie di un ex Presidente fosse un passo in avanti per le donne; e gli idealisti, i sandersiani, insomma.

Però funziona

Beh, funziona se devi vendere una sòla una sola volta, come alle elezioni.
(in particolare se al supermercato della politica la scelta era fra due sòle).

Se, viceversa, il tuo prodotto se la gioca sul lungo periodo; se ha un brand che viene da lontano; se viene scelto in base alla fiducia; e/o se ha molti e seri e agguerriti avversari, questa straordinaria pubblicità su Internet probabilmente più che danni non fa.

Apple non ne fa, di pubblicità su Internet. E cerca di proteggere i propri clienti. Vedi tu.