Il declino di Google e Facebook

Vorrei parlarti de il declino di Google e Facebook. O, più precisamente, del loro diventare aziende normali, che è poi la stessa cosa. E’ ormai finito il periodo d’oro della loro crescita esplosiva. Da qui in avanti, la legge di gravità varrà probabilmente anche per loro.

Search

Google nasce nel 1998. Quando si quota al Nasdaq nel 2004, è un motore di ricerca che aveva fatturato poco più di un miliardo di dollari (2003) e che per il 1° di aprile aveva regalato una casella di posta elettronica da 1 GB, quando tutti gli altri ti davano 5 MB.

Alla prima riunione con gli analisti di Wall Street, Larry Page manda lo chef.

Si sposta sul web la pubblicità che, negli USA, ti faceva arrivare a casa la domenica un’edizione del giornale che pesava diversi kg, piena com’era di pubblicità locale, offerte speciali per il taglio di capelli il martedì, aperture di un nuovo gommista etc.

Adwords prende il posto delle pagine gialle. I classified ads per vendite e affitti di case, offerte di lavoro, auto usate e i dispenser delle caramelle Pez, tanto amati dalla fidanzata del fondatore di Ebay, si spostano sul web. I giornali entrano in una grave crisi.

Banner

Il successo di Adwords è tale che i prezzi per molte keyword schizzano alle stelle, al punto che iniziano a sembrare interessanti in ottica di direct response persino i banner.
Nel 2003 fa il suo debutto Google AdSense. Nel 2007 Google compra DoubleClick.

Seguono dieci anni di progresso, per così dire, del settore Ad Tech, con la possibilità di far vedere pubblicità solo a certi profili di utenti e non a tutti i visitatori di un certo sito, ammesso e non concesso che questo sia davvero utile o un passo in avanti.

Passa l’idea che (quasi) tutta la pubblicità venga venduta con un’asta, al prezzo più alto. Ma se l’offerta di spazi è superiore alla domanda, assistiamo a un crollo degli incassi per gli editori di qualità e a un generale livellamento verso il basso dei contenuti.

Per le aziende Ad Tech, però, le cose vanno bene. Si vuole, anzi, estendere il modello.

YouTube

Nel 2006 Google compra YouTube, pieno di spezzoni di film e di programmi TV piratati. Come i banner sono stati salvati (meglio, fatti rendere per quel poco che potevano rendere) da Ad Tech, la stessa cosa succederà prima su YouTube e poi anche in televisione!

No, a dire il vero. In primo luogo, perché Sumner Redstone, azionista di maggioranza di CBS e Viacom, porta YouTube in tribunale. Google accetterà la responsabilità di controllare cosa viene postato su YouTube e di pagare licenze ai titolari dei diritti.

In secondo luogo, perché gli inserzionisti non sembrano entusiasti di comprare pubblicità su un sito dove si trova di tutto, ma proprio di tutto, dal famoso video delle Mentos, a Frank che scoreggia sulla gente al parco, fino a video neo-nazisti o jihadisti.

Ancor meno riesce Google a estendere il proprio modello alla televisione.

Facebook

Lo sfigatissimo passatempo di Mark Zuckerberg al college, nato con lo scopo di “dare i voti” (sic) alle compagne di università fa il salto con l’acquisto di Friendfeed, diventando una piattaforma dove scrivere cose personali o commentare le notizie dei giornali.

Facebook (e Instagram) non sono altro se non la democratizzazione del Grande Fratello: invece di spiare i cazzi (interessantissimi) di Taricone, ti danno uno stream continuo dei cazzi o delle idee politiche di amici e conoscenti. Quando si dice il progresso!

Quando Facebook dichiara un miliardo di utenti, il mondo non sarà mai più come prima: ogni azienda deve esserci, attratta dall’idea di poter mandare messaggi gratis ai propri fan. Ben presto non più gratis, bensì pagando, per la gioia degli investitori.

Il confine fra contenuti e pubblicità sembra ormai un ricordo del passato.

Il futuro è la televisione

Google e Facebook continuano la propria corsa, all’apparenza inarrestabili. Negli Stati Uniti, il duopolio porta a casa 3 dollari su 4 della “pubblicità” (si fa per dire: è direct marketing) su Internet, e addirittura il 99% dei nuovi investimenti sul web.

Il problema è che questo filone aureo (si fa per dire) si è ormai esaurito.

Google e Facebook hanno un rapporto price per earning che è il doppio di quello di altre aziende media americane, ma non hanno più praterie davanti a sé da conquistare e facili e prevedibili guadagni futuri che possano giustificare un elevato rapporto P/E.

Per difendere il proprio titolo in Borsa, devono attaccare la pubblicità di tipo brand.
E la pubblicità di tipo brand non va sui banner, non va sui social e non va sui video delle Mentos, bensì in televisione, su programmi come serie TV, film e sport.

Google o Facebook dovranno reinventarsi come produttori di contenuti di qualità, come ha già iniziato a fare Netflix. Ma che vantaggio competitivo possono vantare Google o Facebook su Disney (ABC), Comcast (NBC), Viacom (CBS) o Time Warner (HBO)?

Euro for dummies

La storia dell’Euro, alla fine, è abbastanza semplice: l’ultima volta che la Germania ha perso il controllo della propria moneta, è finita con quello coi baffetti, 6 milioni di persone in un forno, una sconfitta totale e il Paese in macerie.

Quando si è iniziato a parlare dell’Euro, un politico non cretino avrebbe dovuto raccontarci sia i possibili lati positivi dell’entrata, sia le rigidità che sarebbero derivate dall’agganciarsi definitivamente alla moneta di un altro Paese.

Invece, il Mortadella ci ha raccontato che “con l’Euro guadagneremo come se lavorassimo un giorno in più, ma lavorando un giorno in meno”. E meno male che lo sparaminchiate e il televenditore di fustini era quello di Arcore!

I giornalisti, ovviamente, hanno riportato le parole di Prodi come se fossero il Verbo. Pare che nessuno abbia osato chiedergli nulla. Guadagneremo come se lavorassimo un giorno in più all’anno? Al mese? Alla settimana? Mistero.

Credere Consumare Combattere

Come le automobili, anche la pubblicità — e non parliamo, poi, della pubblicità di automobili! — è una cosa del Secolo XX.

Come regola: più un prodotto fa pubblicità, e più è una truffa.

Non solo online. Non solo solo i siti di suonerie, poker o scommesse. E il dating.

Scherzando ma non troppo, e disperandomi e non poco, mi dicevo: ma dopo un sito di dating, dove posso finire ancora più in basso a fare “web marketing”?

Per un sito di vendita di organi umani?

Pensa ai cereali per la prima colazione. Quelli con la K spendono miliardi.
Hai mai visto pubblicità in tivù di cereali bio?
O di piselli freschi, pane integrale e ciliegie? (la mia colazione)

Guarda questa pubblicità. Non ti sembra realismo sovietico? Non so la P finale, ma CCC, almeno nella sua versione americana, deve stare per Credere Consumare Combattere.

Migranti

Ma quelli che fanno le “marce per i migranti” — per chi scappa da una guerra, o per chiunque voglia venire qui? — li hanno mai visti gli anziani o gli stessi immigrati ai quali in teoria vogliono tanto bene rovistare fra i resti dopo il mercato?

Ma quelli che… Anche quando sono arrivati gli immigrati dal Sud… O quelli che “anche noi siamo emigrati in America”… si rendono conto che allora servivano braccia e oggi, fra crisi e progresso tecnologico, invece ne servono sempre di meno?

Si rendono conto che, nonostante una lingua in teoria in comune, non è andata tanto liscia, dai brillanti cartelli “Non si affitta ai terroni” fino alla diffusione, complice anche la geniale idea del soggiorno obbligatorio per i mafiosi, delle mafie al Nord?

Si rendono conto che, mentre loro fanno guerre per l’uso della parola (inventata) sindaca e per i cessi separati per i transessuali, importiamo gente come i turchi di Berlino, che comprano spose-schiave dodicenni dalle campagne della Turchia?

Si rendono conto che l’Europa è già sovrappopolata e che in Africa, almeno secondo le stime di Hans Rosling, nel 2000 c’erano 1 miliardo di persone, nel 2050 ce ne saranno 2 e nel 2100 ce ne saranno 4? Dove li mettiamo? Tutti a casa della Boldrinova?