“Coi soldi dei privati”

Lo si sente dire sempre più spesso: questa o quella importantissima, fondamentale opera pubblica, che sia una linea di metropolitana o un pezzo di autostrada poco importa, verrà realizzata “con il contributo dei privati”. E tu pensi: però, pensa che gentili, sti privati. Pensi anche, magari: ah, va beh, se poi non serve a nulla ci smenano i privati.

Poi, però, riaccendi il cervello.

Da un lato, ti ricordi che la più grande azienda privata del Paese ha ciucciato soldi pubblici per 100 anni, facendo disastri in serie, da Arese a Termini Imerese. Dall’altro, ti chiedi: ma chi saranno mai, questi privati? Tu conosci per caso qualcuno a cui hanno offerto di investire dei soldi, che so, in una autostrada o in un inceneritore? Io no.

E siamo sicuri che siano “i privati” a fare un favore allo Stato? Non è per caso possibile che sia l’esatto contrario? Perché lo Stato, o più spesso gli enti locali, promettono ai “privati”, cioè alle banche, che quella metropolitana la prenderanno x persone al giorno, e quell’autostrada avrà un certo tal traffico. Sono investimenti sicuri, per i privati.

E se devo garantire che un numero x di persone prenderanno quella metropolitana, è possibile che io non voglia aiutare chi vuole andare a lavorare in bici? Se il mio meraviglioso inceneritore deve bruciare a pieno ritmo, è possibile che mi interessi poco o nulla diffondere una cultura della raccolta differenziata?

Quelli che comandano stanno svendendo il futuro a chi non sa che proporre “crescita” – del PIL, del cemento e dell’inquinamento – neanche fossimo negli anni ’50, e sabotando sul nascere qualunque possibilità di un mondo diverso, con ritmi diversi, un rapporto con l’ambiente e il territorio diversi. Tutto in nome del PIL, affari e tangenti.

La verità

Un Paese rimasto congelato si è svegliato, e ha deciso, dopo 20 anni in cui ci si era schierati metà da una parte e metà dall’altra, di riprendere la lotta contro il sistema partitocratico che soffoca il Paese. E’ solo un piccolo passo, ma è nella direzione giusta.

Il più eroico ‘no’ mai pronunciato

Poi, in Italia, fu subito ‘sì’, da parte di tutti (o quasi).

Giordano del quondam Giovanni Bruni frate apostata da Nola di Regno, eretico inpenitente. Il quale esortato da’ nostri fratelli con ogni carità, e fatti chiamare due padri di San Domenico, i quali con ogni affetto et con molta dottrina mostrandoli l’error suo, finalmente stette sempre nella sua maledetta ostinazione, aggirandosi il cervello e l’intelletto con mille errori e vanità. E tanto perseverò nella sua ostinazione, che da’ ministri di giustizia fu condotto in Campo di Fiori, e quivi spogliato nudo e legato a un palo fu brusciato vivo, aconpaniato sempre dalla nostra Compagnia cantando le letanie, e li confortatori sino a l’ultimo punto confortandolo a lasciar la sua ostinatione, con la quale finalmente finì la sua misera et infelice vita.

– Giornale dell’Arciconfraternita di San Giovanni Decollato in Roma, 16-17 febbraio 1600

Succedeva oggi, 412 anni fa. Ermanno Rea, La Fabbrica dell’obbedienza.

Quello che la sinistra non ha capito

Quello che la sinistra non ha capito é che non é cool incentivare la concorrenza sul Milano-Napoli in alta velocità. Sarebbe molto più cool fare un cul così al monopolista che ha eliminato gli InterCity – 15 anni fa si viaggiava molto meglio di oggi! – e che tratta i treni pendolari come fossero carri bestiame. Quello che la sinistra non ha capito è che, passati i tempi in cui si usava – tutti, non solo la sinistra! – il pubblico per piazzare amici e conoscenti, o per “dare lavoro”, o per provare ad appianare le differenze fra regioni ricche e regioni meno ricche, il futuro non è il privato, perchè al privato non fotte un cazzo del servizio pubblico. Quello che la sinistra non ha capito è che forse, tutto sommato, questo Paese è meno scemo di quello che si pensa, e capisce o potrebbe capire, con un po’ di sforzo, che l’intervento pubblico è fondamentale, non per fare i panettoni di Stato con l’IRI, ma per garantire servizi in tutti quei campi, dalla sanità alla scuola, all’acqua, al trasporto pubblico, in cui vi è in effetti un risparmio per i cittadini se i servizi li offre uno Stato efficiente invece che un privato che mira, giustamente, al profitto. Quello che la sinistra – la Camusso, in particolare! – non ha capito è che non si può imporre alle aziende che siano loro a garantire un lavoro a vita ai dipendenti, e che questo tipo di assicurazione, di nuovo, è più razionale e meno costosa se la fa uno Stato efficiente (flexicurity). Quello che la sinistra non ha capito è che il mantra del futuro non è meno Stato in assoluto, ma meno Stato dove non ha senso, e meno corruzione, meno intrallazzi, meno ruberie e meno politici – compresi politici di sinistra! – infiltrati nel pubblico (e nel privato).