Remano contro

Ieri ho addirittura sentito usare l’espressione “remano contro”. Che era, se te lo fossi dimenticato o se sei giovane, quello che diceva il papà di Matteo per prendersela con i “gufi”. Mancano solo gli spot tivù che dicono: “Fatto!”, e poi siamo in pieno Berlusconi-I.

Con una sola e non trascurabile differenza: che allora era pieno di giornali e di associazioni e di “intellettuali” (di regime) che si stracciavano le vesti per avvertire il Paese del gravissimo pericolo e del fascismo incipiente, mentre ora “stanno tutti bene”, pare.

Che è uno dei motivi per cui, se mai andrò in futuro a votare in un qualunque ballottaggio, voterò per la “destra”. Questo disgraziato Paese sta bene o almeno meno peggio in mano a una “destra” che fa poco e a una “sinistra” che chiagne e fotte, che non il contrario.

Capitali freschi

La logica di chi è felice ogni volta qualcuno decida di “investire” in Italia, di portare qui “capitali freschi”, come amano dire, io, francamente, non la capisco. Vedi, il problema è che purtroppo NESSUNO decide di “investire” in Italia perché qui ci sono belle teste, ottime università, un sistema di tassazione equo e semplice, gente meritevole di fiducia, poca burocrazia, un sistema di aiuti a chi vuole provare a mettersi in proprio e di tutele per chi non dovesse farcela, perché mica sempre si ha successo. No. L’Italia è l’esatto opposto di quanto sopra descritto. Nessuno viene qui a investire. Vengono qui a comprare aziende di chi è riuscito a farcela grazie a genio e duro lavoro e nonostante l’Italia, non grazie al sistema-Italia, e che magari non ce la fa più, vuoi per le tasse, vuoi per la crisi del Paese, vuoi per la mancanza di cultura manageriale che fa sì che quando scompare il fondatore della fabbrichetta, tutto vada regolarmente a mignotte, soprattutto se prende in mano l’azienda il figlio-con-MBA e abituato ad andare in giro in Porsche fin da quando aveva 20 anni. Non stanno “investendo sull’Italia” perché credono nell’Italia. Stanno comprandosi chi ce l’ha fatta nonostante l’Italia. Possibile che sia così difficile da capire?

Democrazia Renziana

Viviamo in una fase di dittatura o pre-dittatura che in confronto il berlusconismo era quanto si auguravano i padri costituenti. Tutto quello che la cosiddetta “sinistra” non lasciava passare a Berlusconi, ora lo sta facendo il bimbominchia di Rignano sull’Arno.

Legge elettorale truffa; peggioramento del diritto del lavoro; stravolgimento della Costituzione; compravendita di parlamentari. E non è finta qui: occupazione della televisione pubblica peggio che ai tempi di Berlusconi; giornalisti che plaudono invece di fare domande; abuso delle dichiarazioni a cui quasi mai seguono i fatti, ben peggio del “Fatto!” del primo Berlusconi che venne tanto preso in giro; un giorno dice una cosa, tipo “siamo d’accordo con Tsipras”, e il giorno dopo dice la cosa opposta, e nessuno dice niente.

Twitter usato come se fosse l’Istituto Luce; veline o supposte tali al governo, ma meno belle e altrettanto sciape di quelle di Berlusconi; abuso del decreto-legge. Politica intesa come potere e nient’altro, promozioni e incarichi a chi appoggia la linea di Renzi, o promozioni per levarsi di torno critici scomodi, come nel caso di Tito Boeri. Politica come puro scambio, con favori o dispetti alle aziende del Condannato in cambio dell’appoggio ai diktat politici del Bimbominchia. E tutti zitti. Nessun girotondo, nessun giornale di sinistra che lo attachi, niente scioperi, niente sindacati di traverso. Nulla. Anzi, tutti in piedi ad applaudire quanto è spregiudicato e quanto ha fatto fesso l’uno o l’altro. I pochissimi che si oppongono, è noto, sono o dei professoroni, o dei rosiconi, o dei gufi.

Altro che disintermediazione

Mi pare ormai evidente che i “new media”, i “social media” in particolare e Twitter più di tutti, servano quasi solo per lanciare i messaggi sui “vecchi”, di media, che una volta che arriva su uno, poi gli altri lo rilanceranno a loro volta. E che il processo sia fin troppo facile, considerando che i vecchi media sono in mano al regime.

Mi pare anche evidente che il tutto è degno di un “futurismo” di tipo mediatico che abbiamo già visto all’opera in altri due poco brillanti ventenni. O McLuhanismo, se preferisci. Basta che una cosa venga detta su un media “nuovo”, anche se fallimentare sotto quasi tutti i punti di vista, e viene ripresa come se fosse giusta.